Trasferimenti di sacerdoti a Modica… di Domenico Pisana

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Nei giorni scorsi per diposizione del vescovo di Noto, Mons.
Antonio Staglianò, si sono registrati a Modica diversi trasferimenti di sacerdoti, dettati, secondo le intenzioni vescovili, dal “bisogno – ha dichiarato Staglianò – di creare le condizioni perché i sacerdoti lavorino insieme, in sinergia pastorale, sviluppando processi di maggiore comunione e integrazione tra le parrocchie e le istituzioni della città”.
Alcuni di questi trasferimenti riguardano Padre Michele Fidone, che dalla Parrocchia della Madonnina delle lacrime passa alla Chiesa Madre di San Giorgio; Don Nunzio Di Stefano, trasferito dalla Chiesa del Sacro Cuore alla Parrocchia della Madonnina; Don Roberto Avola, trasferito dalla Parrocchia SS.
Redentore di Quartarella alla Chiesa di San Giovanni; Don Gianluca Fratantonio e Don Vincenzo Rosana, che saranno rispettivamente parroco moderatore e parroco in solidum della Parrocchia di San Luca.
Alcuni trasferimenti, ci riferiamo in particolare a quelli di Don Michele Fidone e Don Nunzio Di Stefano, hanno determinato un certo stupore nel mondo dei fedeli dove i due presbiteri hanno operato da alcuni anni; è dispiaciuto a tante persone che entrambi, i quali sono riusciti a stabilire una positiva relazionalità con le loro comunità parrocchiali e il territorio di pertinenza, ora si trovino a dover proseguire il loro ministero sacerdotale in altre zone della città di Modica.
Certo, al di là di casi storici di sacerdoti rimasti nelle loro parrocchie per lunghissimo tempo, in generale e al di là di situazioni specifiche, si fa spesso fatica, a livello umano, a capire il senso del trasferimento di un sacerdote, ma se inserito nella logica di Dio potrà avere quel significato che al momento ci sfugge.
Essere sacerdote non è infatti un “mestiere”, né l’assunzione di un impiego a tempo indeterminato o per tutta la vita in una parrocchia; il sacerdote è un uomo che ha ricevuto una chiamata divina particolare, è “l’uomo in cammino” per le strade del mondo che va dove Cristo lo chiama; Dio lo manda come i tanti chiamati di cui ci dà testimonianza la Bibbia, facendogli lasciare il “certo” per “l’incerto”; il “certo” è sicuramente ciò che loro hanno fatto, hanno testimoniato magari riscontrando sia le osservazioni critiche sia l’apprezzamento dei fedeli i quali rimangono stupiti di fronte ad un trasferimento, “l’incerto” è ciò che li attende, ma che Dio renderà certo, servendosi di loro.
E’ successo ad Abramo, a Mosè, ai profeti, ai discepoli, a Paolo che ha fondato comunità per poi lasciarle e costruirne di altre.
La Bibbia stessa insegna che tutti coloro a cui Dio affida un compito non hanno “dimora fissa”; Gesù dice: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.
Don Michele Fidone è un sacerdote che in pochi anni ha avuto la grazia divina di essere un punto di riferimento per uomini, donne, bambini, famiglie, anziani, poveri e ricchi, vicini e lontani della comunità ecclesiale della Madonnina; insomma per tutto il popolo di Dio che gli è stato affidato.
Egli, al di là di pregi e fragilità di cui nessuno è esente, nonché di fronte al rischio di ridurre il ministero sacerdotale alla fornitura di servizi religiosi, è stato percepito come “l’uomo della presenza”: colui che “c’e stato” quando è nata una nuova vita; che “c’è stato” quando un parrocchiano ha lasciato questo mondo o quando una coppia si è unita in matrimonio o ha chiesto di celebrare un anniversario; che “c’è stato” quando una qualsiasi persona, chiusa nel non senso della vita , della solitudine e del buio senza futuro, ha avuto da lui conforto e direzione spirituale; che “c’è stato” quando nel pieno accendersi della pandemia molti ammalati lo hanno chiamato per assistenza spirituale mettendo a rischio se stesso; che “c’è stato” quando ha posto in essere “gesti fuori dal coro”, come quello di esaudire la richiesta di amministrare dentro un circo il sacramento del battesimo ad un neonato di genitori che lavoravano proprio in un circo di passaggio a Modica; che “c’è stato” quando gli hanno chiesto di benedire l’apertura del Ponte Guerrieri dopo i lavori di ristrutturazione; che “c’è stato” perfino quando gli hanno chiesto di benedire i locali di una sede politica suscitando lo scandalo di tanti.
Chi conosce Padre Michele Fidone, sa bene che egli si è mostrato sempre trasparente, per cui credo che all’ultimo predetto gesto, forse criticato perché ricadente in un tempo preelettorale, non si possa attribuire mala fede o doppia intenzione; egli non ha bisogno di difese, perché il suo operato è stato sempre alla luce del sole, non è stato mai inquadrabile, almeno per come lo conoscono i suoi parrocchiani (altri sono liberi di pensare ciò che vogliono) in nessuna di quelle etichettature con cui si mette a volte in risalto la figura del prete come di un “prete influencer” in ambito sociale e politico; a chi scrive non risulta che abbia influenzato pubblicamente i fedeli.
Se andiamo alla Prima Repubblica, potremmo certo dire che a Modica di “preti influencer” (colui che scrive aveva i calzoni corti), ce ne sono stati diversi, sia nell’area della Democrazia Cristiana sia nell’area del Partito Comunista; oggi con la cadute delle ideologie e l’avvento dei social tale discorso appare del tutto anacronistico.
Certo è che Padre Fidone si è sforzato, al cospetto dei suoi parrocchiani, di essere e testimoniare “l’alter Christus” e, nonostante i limiti comuni a tutti gli umani, Gesù Cristo gli concesso il dono di “odorare di vangelo”, di fare della sua parrocchia un “ospedale da campo” ove accogliere tutti, vivendo il suo carisma nell’ottica dell’adesione alla volontà di Dio.
Dio gli ha fatto il dono di lavorare nella sua vigna come sacerdote esigente ma profondamente comprensivo; con lo sguardo rivolto a Gesù nella preghiera ma sempre curvato sulle persone della comunità parrocchiale della Madonnina; con l’atteggiamento di un uomo di azione, fattivo e operativo, specie per quanto ha riguardato l’impegno da lui profuso per ridare un nuovo volto anche alla chiesa materiale della Madonnina e al suo ampliamento, e per favorire l’aggregazione degli adolescenti con un costante impegno sociale di sollecitazione delle Istituzioni comunali a realizzare un piccolo campo sportivo nelle adiacenze della parrocchia, recentemente inaugurato.
Don Michele Fidone, in questi anni di ministero sacerdotale nella Chiesa della Madonnina, è stato percepito come un parroco empatico, relazionale, non un diplomatico, si è mostrato una persona presa dalla “passione” per Gesù, per l’edificazione del regno di Dio nella comunità parrocchiale; non ha agito come il portatore di un sistema di idee, di una asettica dottrina religiosa, ma come una persona che ha consegnato la sua esistenza e tutte le sue energie psichiche, intellettuali, spirituali e corporali al servizio di questa “passione” per Gesù.
Questa è una visione che nasce dal basso, dall’aver costato che egli si è sempre posto come il prete che ha cercato nella confessione, proprio come Gesù, di ricomporre, con il perdono dei peccati, il rapporto tra l’uomo e Dio liberando uomini e donne dal peso di una vita difficile; i parrocchiani hanno intravisto in lui il sacerdote che è andato alla ricerca di una comunione con i più deboli, con gli ammalati e che ha saputo dialogare con bambini e adolescenti e con i loro genitori, con i movimenti ecclesiali e con vari gruppi di adulti parrocchiali attraverso la lectio divina settimanale, con i catechisti e con i giovani; che ha cercato altresì di valorizzare i segni liturgici durante le celebrazioni con il gesto dell’ imposizione delle mani nel corso di preghiere di guarigione per gli ammalati, nonché favorire l’approfondimento di tematiche caritative, sociali culturali e pastorali con conversazioni teologiche nell’ottica di una azione evangelizzatrice.
La parrocchia della Madonnina delle lacrime ha sicuramente apprezzato la sua spontaneità e semplicità, il suo modo di relazionarsi affettuoso e a volte impulsivo, la sua capacità di portare sulle spalle tutti gli elementi più contrastanti: umanità e divinità, tempo ed eternità, forza e debolezza, grandezza e miseria.
Il suo impegno nella nuova parrocchia di San Giorgio è forse per lui incerto, ma è nelle mani di Dio, il quale saprà certamente lenire i suoi turbamenti e condurlo sulle strade che egli vorrà per fare di lui il sacerdote che riesce a piene mani a dare la pace, il sacerdote assimilato a Cristo, che irradia luce interiore, che nonostante tutto riesce a “gioire con chi gioisce”, “soffrire con chi soffre”; riesce, con la sua bontà e mitezza, spiritualità e amabilità ad attirare persone per condurle a Dio.
Al nuovo parroco della Madonnina, Don Nunzio Di Stefano, spetterà il compito di lasciarsi guidare da Dio per dare nuovo impulso al cammino fin qui fatto dalla Comunità della Madonnina delle Lacrime, e ai parrocchiani quello di accoglierlo come nuovo pastore che possa rendere armoniosa la continuità nella diversità.
Padre Nunzio Di Stefano è sicuramente un sacerdote dalle “chiare e profonde radici”; la sua scelta presbiterale maturò negli anni 70/80 alla scuola di un grande sacerdote, l’indimenticabile Mons.
Giuseppe Rizza, il quale diceva riferendosi a se stesso che “Buon prete vuol dire prima santificare se stesso con lo spirito di preghiera, con la vita interiore; se non volessi – scriveva Mons.
Rizza – essere un tal prete, sarei un ingannatore di me stesso e degli altri, sarei un falsario.”
Don Nunzio Di Stefano è stato per anni parroco a Sampieri, dove Dio lo ha guidato nell’ integrare, con rilevante capacità, la eterogeneità di fedeli in villeggiatura provenienti da varie parrocchie del territorio ma anche del Nord per le vacanze estive in Sicilia, con una pastorale mirata e in grado di saper offrire anche momenti ricreativi e iniziative culturali.
Per lui è stato un impegno costante e appassionato essere per dieci anni a servizio della Comunità del Sacro Cuore dove è cresciuto e si è formato e dove, almeno per quelle volte in cui si è presentata l’occasione di ascoltarlo e conoscerlo più da vicino, è stato percepito come un sacerdote di preghiera, attento, prudente, senza sbilanciamenti, che ha fatto pensare proprio a quelle parole di Mons.
Giuseppe Rizza che lui ammirava, allorché scriveva: “Ho bisogno di grande prudenza: per questo ordinariamente parlo poco e al momento giusto, non dando giudizi affrettati, ma consultandomi, riflettendo, osservando”.
Don Nunzio Di Stefano, nei dieci anni di guida della Chiesa del Sacro Cuore, è stato un sacerdote che ha dato di sé la percezione di uno che agisce con discernimento attribuendo alla forma sempre sostanza valoriale, e che ha animato la pastorale con quell’ardore che si intravedeva sin da quando viveva fra i giovani della parrocchia del Sacro Cuore e dal quale traspariva il suo desiderio di diventare sacerdote; le sue esortazioni omiletiche sono state percepite dai parrocchiani coinvolgenti e supportate di riflessioni ben saldate nell’ armonia di un discorso fedele ai dettami biblici e alle loro relative implicazioni esistenziali, radicato nella Tradizione e attento alle direttive del Magistero ecclesiale, così da mettere la comunità che ha servito nelle condizioni di poter capire e accogliere la Parola di Dio con estrema facilità e chiarezza.
Il suo linguaggio catechetico ed omiletico, infatti, ha mirato sempre all’essenziale e alla enunciazione dei concetti primari della fede cristiana, riuscendo a determinare uno scavo interiore nel cuore dei fedeli.
Anche alla Chiesa del Sacro Cuore arriva un nuovo parroco.
Si tratta di Don Peppe Di Stefano.
E’ un arrivo che si presenta sotto il segno della continuità, atteso che è stato per anni il vice parroco di Don Nunzio Di Stefano.
Di entrambi, essendo stati collaboratori per diverso tempo, Dio potrà servirsi per dare forza a quella che il Vescovo chiama “Comunità di parrocchie”.
Con il carisma di entrambi si potrà costruire il regno di Dio, coinvolgendo anche la parrocchia di San Luca, in questo ampio territorio della zona Sorda di Modica.
Don Peppe Di Stefano è stato un sacerdote molto vicino ai giovani; semplice, spontaneo, preparato, recentemente ha conseguito a Roma la Licenza in Teologia sacramentaria.
Anche per Don Roberto Avola si apre un nuovo cammino nella Parrocchia di San Giovanni.
Si tratta di un sacerdote che si è formato sul campo, che ha maturato, per parecchi anni e sotto la guida di Padre Gianni Marina, la sua vocazione, stando a stretto contatto con i giovani della Madonnina delle Lacrime e animando un quartiere bisognoso di coesione sociale.
Insieme a Don Fidone potrà costruire una comunità di parrocchie nella parte alta della città di Modica, così come sembra essere insito nella logica di questi cambiamenti.
Infine, un sacerdote che ha coltivato con passione, generosità, calore, impegno costante il rapporto con la Parrocchia di Sant’Elena è Don Gianluca Fratantonio, il quale è stato circondato da un gruppo di giovani che ha animato con gioia la catechesi, il canto, la liturgia, le iniziative pastorali e ricreative della comunità; questo suo impegno potrà trovare consistenza, con la collaborazione di Don Vincenzo Rosana, anche nella Parrocchia di San Luca, dove il compianto Padre Giorgio Mallia, recentemente tornato alla casa del Padre, aveva dato accoglienza a varie esperienze ecclesiali: le cellule di evangelizzazione, il movimento neo-catecumenale, il rinnovamento carismatico, i gruppi famiglie e dove anche sul piano della pastorale giovanile, aveva fatto molto, dando vita ai Grest per l’aggregazione dei giovani nel periodo estivo.
Don Rosana, nominato parroco in solidum di San Luca, da sette anni è alla guida della Parrocchia di San Giovanni; sacerdote affabile, semplice e sensibile, Dio gli ha fatto dono di rendere la parrocchia di San Giovanni una famiglia accogliente e potrà, di certo, continuare ad esercitare questo suo ministero nella Parrocchia di San Luca.
L’augurio che si può fare a questi sacerdoti è quello di saper leggere i “segni dei tempi” e di assolvere alla loro missione con la consapevolezza di costruire il regno di Dio, ben sapendo di poter dire “Omnia possum in eo qui me confortat” (Tutto posso in Colui che mi dà forza) e di ripetere a se stessi nei momenti di difficoltà “Haec est victoria quae vincit mundum, fides nostra”, “questa è la vittoria che vince mondo, la nostra fede!”

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News from Sicily 2022-07-09 16:08:00

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