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Eleonora Lo Curto: “Si alla fusione Trapani/Erice, presto commissario per Misiliscemi” [INTERVISTA]


Si è intestata delle batteglie importanti e, spesso, le ha vinte. Eleonora Lo Curto è decisamente tra le deputate più attive all’ARS. Il suo lavoro ha portato alla nascita del venticinquesimo Comune della provincia di Trapani, Misiliscemi. Ma, da sempre, ha dato notevole spazio al concetto di fusione tra Trapani ed Erice, sottolineando come il territorio sia unico e che quindi vada unito. Riconosce l’imporanza di Trapani, porta nel suo cuore Marsala e nel suo modo di essere unisce e divide. Unisce la parte centrale della politica. Divide per il suo essere diretta. Eleonora Lo Curto “si candida” ad essere la donna più influente della provincia di Trapani anche se l’opinione pubblica l’ha già incoronata.

– Nelle ultime settimane, il tema della modifica dei confini tra Trapani ed Erice è tornato prepotentemente d’attualità. Nel luglio 2020, quando la nascita di Misiliscemi era ancora lontana, aveva dichiarato che la fusione tra i due Comuni fosse auspicabile, perché “sono e costituiscono un unicum territoriale ad oggi ancora assurdamente separato”. È ancora d’accordo con questa idea?

La nascita del Comune di Misiliscemi su cui nessuno scommetteva più di tanto ha avuto l’effetto di un vero e proprio shock elettrico, una sorta di tsunami che ha scosso le coscienze ed avviato un dibattito politico molto interessate attorno ai temi della fusione dei Comuni di Erice e Trapani e delle sue diverse declinazioni (dai sostenitori della città grande ai cultori della ridefinizione dei confini tra più comuni). Il risultato immediatamente apprezzabile è nella rinnovata attenzione ai processi di partecipazione democratica e nella consapevolezza del ruolo della politica nella definizione delle scelte che hanno grande refluenza sui cittadini. Fatta questa premessa confermo quanto già espresso in passato. Erice e Trapani costituiscono un continuum territoriale la cui separazione in due distinte entità amministrative è una ingiustificabile condizione anche sotto il profilo logico-funzionale e socioeconomico. Mi giunge notizia che nel dibattito sia intervenuto anche l’ex deputato Camillo Oddo che, ricomparso dal nulla, ha indirizzato frasi offensive e calunniose nei confronti miei e del collega Pellegrino che meritano di cadere nel vuoto e indegne di qualsivoglia minima considerazione.

– Oltre alla fusione sono state messe in campo altre due ipotesi: quella della rettifica dei confini e l’espansione del concetto di Area Vasta. Lei che ne pensa di ciò?

Articolerei il ragionamento in due parti: da una parte, quella relativa all’alternativa tra la fusione e la rettifica dei confini, dall’altra quella riguardante lo sviluppo di un progetto strategico di area vasta. Sul primo punto, bisogna avere l’onestà intellettuale e politica di ammettere, con norme alla mano, che la fusione è un’ipotesi praticabile in tempi ragionevoli mentre la realizzazione di un progetto di rettifica dei confini è l’escamotage per dire “voglio che tutto rimanga per com’è ma poiché non posso rimanere fermo mentre gli altri si muovono, prendo tempo elaborando progetti articolati e complessi, la cui esecutività potrebbe avere un orizzonte temporale almeno ventennale”. Nel dettaglio, la fusione, così come è stato dettagliatamente illustrato dal Comitato che ne sostiene il progetto, consentirebbe di ottenere maggiori trasferimenti dallo Stato (2 mln di euro l’anno per 20 anni) e di ridurre i tanto contestati costi della politica, azzerando la spesa per gli emolumenti di una giunta e di un consiglio Comunale; inoltre, si razionalizzerebbe la spesa per la gestione di servizi che oggi vengono gestiti in maniera non organica e non economica da due Comuni in un unico territorio. L’idea di lavorare su un progetto di area vasta mi trova concorde ma non comprendo come possa collidere con un’eventuale fusione tra due Comuni, che a mio avviso sarebbe proprio un atto di razionalizzazione perfettamente coerente con il concetto di area vasta. Quanto ai due timori principali (mantenimento dell’identità del borgo medievale, possibile aggravio del carico tributario in danno degli ericini) che sono il cavallo di battaglia di coloro i quali vorrebbero che tutto rimanesse immutato, la normativa di riferimento in tema di fusioni dà le risposte corrette ai legittimi interrogativi dei cittadini del monte e della valle: il borgo che oggi è praticamente disabitato,se non per una ridottissima percentuale di circa 200 cittadini, potrebbe in primis essere tutelato, nello statuto del nuovo comune, come entità peculiare, mentre si potrebbe avviare una contestuale azione politica affinché venga approvata un’apposita legge di tutela della comunità montana ericina e del suo patrimonio storico-architettonico, sulla scorta del precedente costituito dalle norme speciali per il quartiere di Ortigia (Siracusa) contenute nella L.R. n. 70 del 1976. Tale iniziativa, se sostenuta da una città più grande, avrebbe certamente maggiore incidenza rispetto alle pur degne di nota iniziative dello sparuto gruppo di cittadini che attualmente popolano il borgo medievale di Erice capoluogo. Il timore dell’aggravio del carico tributario è, invece, un fantasma esorcizzato dalla stessa normativa sulle fusioni che garantisce la possibilità di prevedere un regime di aliquote tributarie per zona, mantenendo lo status tributario precedente in entrambi i comuni fusi. A tal proposito, mi si permetta di dire che mantenere le originarie aliquote dopo la fusione sarebbe un’ipotesi assai pessimistica, in quanto, come accennato, la fusione determinerà minori costi, maggiori entrate erariali e razionalizzazione della gestione, che dovrebbero essere fattore determinante per l’alleggerimento dell’attuale carico tributario, sia per gli ericini sia per i trapanesi. In ogni caso resto aperta al confronto che mi auguro possa concludersi con una posizione unanime e sono convinta che la “grandezza” di Trapani non dipenda da banali operazioni aritmetiche e neppure dalla ridefinizione dei suoi confini. Ciò che mi ha convinto a far nascere Misiliscemi è stata la chiarezza del progetto di sviluppo che ne costituiva forza essenziale, la sua sostenibilità nel contesto della geografia politica ed economica del territorio come anche la precisa volontà di fare sistema con la dignità di voler essere protagonisti del proprio futuro da parte dei promotori. Mi auguro di trovare a Trapani e dintorni interlocutori istituzionali e non che sappiano fare sintesi ed essere altrettanto convincenti da impegnarmi sul piano delle mie responsabilità legislative e politiche.

– Per quanto riguarda Misiliscemi, pensa che l’iter, che si concluderà verosimilmente con le elezioni della prima amministrazione cittadina, potrà terminare entro il 2021 o si voterà a maggio 2022?

A breve sarà nominato un Commissario con poteri di sindaco che ovviamente dovrà procedere insieme al Comune di Trapani alla divisione patrimoniale, alla definizione dei confini e alla determinazione di tutte le procedure necessarie a dar vita al nuovo Comune di Misiliscemi. Successivamente completata questa fase, il Commissario dovrà espletare tutte le procedure necessarie perché i cittadini misilesi possano votare ed eleggere il sindaco e il Consiglio Comunale. Mi auguro che tutto questo sia concretizzato in tempi rapidi ma verosimilmente non escludo che si possa agganciare Misiliscemi ai comuni che andranno al voto a maggio del prossimo anno.

– Guardando oltre, come reputa il lavoro di Massimo Grillo in questi primi mesi nella “sua” Marsala?

Massimo Grillo sta lavorando con molta attenzione per Marsala con lo svantaggio di essersi trovato senza bilancio, con pochissimi dirigenti e con tutti i problemi irrisolti ereditati dalla passata amministrazione. L’emergenza sanitaria e quella economica ovviamente incidono in modo negativo sulla gestione amministrativa perché è difficile prevedere quando si verrà fuori dalla pandemia e senza questa previsione diventa quasi impossibile programmare iniziative a sostegno delle attività produttive. Grillo è quotidianamente impegnato ad affrontare vecchie e nuove povertà, mentre insistono problemi legati alla gestione della sanità in un momento drammatico come quello attuale nel quale l’ospedale Borsellino è quasi interamente dedicato al Covid. L’amministrazione Di Girolamo poi ha regalato a Grillo un contratto milionario per la raccolta differenziata da cui non è possibile sganciarsi e che non lascia margini ad opzioni diverse. Al di là di questi dati che oggettivamente non lo aiutano il mio giudizio è certamente positivo e di apprezzamento pieno delle iniziative che comunque ha in cantiere per Marsala. Grillo ha un profondo senso delle istituzioni, sa come muoversi ed ha l’esperienza politica necessaria per costruire solidi rapporti ed ottenere garanzie di piena collaborazione istituzionale da tutti i settori del governo regionale. Molto spesso viene a Palermo per confrontarsi insieme a noi deputati con i dirigenti regionali e gli assessori su questioni di importanza strategica per la città come quelle legate alla realizzazione del porto. Grazie al fondo di rotazione infatti sarà direttamente l’assessorato alle infrastrutture a finanziare la progettazione di una parte delle opere necessarie alla realizzazione del porto di Marsala, visto il naufragio del progetto della Marina di Marsala che avrebbe dovuto essere realizzato dalla società che fa capo alla famiglia Ombra. A Grillo riconosco inoltre il pregio della pazienza, della prudenza e della resilienza soprattutto nei confronti di taluni cosiddetti amici che a seconda delle circostanze e delle convenienze recitano la parte dell’opposizione mentre sono al governo. Io ogni tanto lo invito ad essere più intransigente, ma devo riconoscergli la capacità di saper trattare le questioni con il suo stile democristiano, conciliante ma al contempo sicuro e determinato.

– Nei giorni scorsi avete lavorati giorno e notte per la finanziaria all’ARS, come mai si è arrivati a questo ritardo?

L’approvazione degli strumenti finanziari è stata davvero molto faticosa. Un iter complesso e difficile che ha impegnato dapprima le Commissioni Parlamentari e infine l’Aula dal mese di febbraio sino alla settimana scorsa. Preciso che non ci sono stati ritardi da quando la giunta di Governo ha esitato gli atti e li ha trasmessi al Parlamento ma il lavoro si è anche complicato nelle Commissioni e quando la Legge di stabilità è arrivata a Sala d’Ercole sul testo, articolo per articolo si è consumato un dibattito estenuante. Alla fine la manovra finanziaria è stata approvata e certamente sono state date risposte a molte categorie come quelle degli ASU che da 25 anni attendevano di uscire dalle sabbie mobili del precariato dove qualcuno li aveva cacciati in spregio anche alle norme che tutelano i diritti di qualsiasi lavoratore. Sono stati garantiti i disabili e chi lavora per garantire loro assistenza qualificata. Abbiamo approvato norme per gli Enti Locali. Abbiamo definito il passaggio di Riscossione Sicilia allo Stato tutelando i lavoratori. Norme per l’acquisto di farmaci salvavita per bambini affetti da una malattia rarissima e per elevare a 5.000 euro il contributo per le partorienti delle piccole isole che debbono spostarsi sulla terraferma. Abbiamo votato ristori per svariati milioni a favore delle categorie produttive segnate dalla crisi economica dovuta al Covid e per quanto non potranno garantire una vera ripresa abbiamo comunque voluto dare un segnale di solidarietà perché nessuno deve sentirsi abbandonato a se stesso. Abbiamo approvato anche un ODG per impegnare il Governo a rimodulare le risorse extraregionali per circa 250 milioni a favore sempre delle categorie produttive in crisi. Tante le norme con le quali a vario titolo abbiamo cercato di garantire settori economici che fanno fatica. Siamo comunque consapevoli che oggi ci troviamo di fronte alla più grave crisi economica degli ultimi 100 anni e che non c’è finanziaria che possa risolvere problemi come quelli attuali. Occorrono misure straordinarie ma strutturali che possano sbloccare l’accesso al credito anche a quanti oggi è impedito, tassi agevolati e il cosiddetto condono tombale di tutte le cartelle esattoriali. Altrettanto necessaria sarebbe la sburocratizzazione per alleggerire l’iter autorizzativo che blocca imprese e cantieri, paralizzando l’economia. Per tutto questo occorre però l’intervento del Governo Nazionale che continua a non tenere in conto le prerogative statutarie della Sicilia e soprattutto a non approvare la modifica dello Statuto con cui si introduce la “condizione di svantaggio derivante dall’insularità” con la quale lo Stato dovrebbe riconoscere alla Sicilia oltre 5 miliardi l’anno. E, brutto dover dire che la pletora di deputati 5 stelle eletti in Sicilia non ha fatto nulla per fare votare a Roma la Legge Voto che su mia proposta è stata approvata in ARS proprio sul tema dell’insularità e che da sola basterebbe ad innescare il meccanismo dello sviluppo a cui i siciliani hanno diritto. Se i cittadini hanno imparato come tutti la resilienza, non è impensabile che prima o poi perdano civilmente la pazienza. La mia sensazione infatti è che le stelle stiano cadendo senza che per questo si debba stare con gli occhi in su come accade ad agosto.